Testi critici

Oltre il limite

A cura di Germano Beringheli

Paolo Nutarelli, il cui percorso si e’ sviluppato in modo coerente fra i problemi posti dallo storico formalismo astrattista e quelli formulati dalla funzione sociale ed estetica dell’arte attraverso il design, e’ da tempo approdato all’odierno sviluppo tecnologico provocato dal computer.

L’accesso a relazioni visive “ulteriori” tra forme e colori, nonche’ le “aggiunte” possibili al precedente sapere (per esempio il “calcolare”, al di la’ delle naturali intuizioni, le reali possibilita’ di transito concettuale dall’irrazionale al razionale), gli consentono di interpretare il fascino enigmatico dell’interfaccia delle cose che fanno del visibile il luogo costitutivo della nostra esperienza.

Nutarelli sollecita l’attenzione dell’osservatore in maniera oggettiva: nei suoi dipinti recenti e ultimi l’aggregazione di forme e di contorni disegnati modella, approfondendone al computer gli aspetti strutturali, oggetti semplici di arredo, per esempio una poltrona in stile, guarda caso, approssimativamente Deco. La visione, espansa dal computer nella composizione frazionata, nel precipitato dei colori, nei sedimenti del tratto e, cosi’ via, nelle parti costitutive, ovvero nelle porzioni di forme geometriche e di coloratissimi acrilici, segnala possibilita’ percettive di cui l’intervento tecnologico indica i limiti, quelli che l’occhio non sempre capta.
E’ il momento dell’intervento manuale del pittore, di un suo orientamento estetico e evolutivo ulteriore: quello che “segna” l’espressivita’ personale per eccellenza, il luogo e il modo da dove il pittore puo’ ricominciare a fare arte.

Galleria Anna Osemont  – 2/2/2007

Alcune considerazioni sul mio modo di operare

Autopresentazione di Paolo Nutarelli

Produrre opere d’arte contemporanea non sempre richiede un’approfondita competenza. I procedimenti fotografici e informatici riescono a sostituire le incapacità esecutive degli autori. Il contributo del tecnico specializzato è frequente, in molti casi determinante, e la realizzazione dell’opera d’arte privilegia il concetto rispetto al momento esecutivo. Pertanto l’artista può delegare altri ad eseguire la propria idea creativa. 

Il computer è la “macchina” più attuale per rielaborare le immagini e nell’ambito delle arti visive definiamone l’impiego con due distinte denominazioni:

macchina per riprodurre, rielaborare, interpretare e trasformare creativamente immagini della realtà e 

macchina per disegnare, inventare forme, stabilire e verificare qualità cromatiche e compositive di immagini definibili come dipinti digitali.

I due usi interagiscono nel lavoro dell’artista e l’elaborazione digitale ha arricchito creativamente pittura e fotografia. Per di più ha avvicinato molte persone alla produzione di immagini semplificando l’approccio tecnico che prima era richiesto ai fotografi e agli autori di immagini in generale. 

Personalmente mi servo del computer come macchina per disegnare. Realizzo dipinti elettronici con l’intenzione di far valere ancora l’oggetto pittorico: quadro

Il superamento del quadro è da tempo avvenuto nell’arte contemporanea, quindi, il supporto dipinto può ancora esprimere innovazione? Mediante il computer la pittura può rinnovarsi? 

Forse sì, perché la tecnologia digitale permette di rivalutare concetti come: astrarre da, fare astrazione, inventare forme, procedere dalla figurazione alla non figurazione ecc. tutti principi che hanno caratterizzato l’arte visiva a partire dal primo Novecento. 

Lo strumento elettronico aggiunge nuovi aspetti agli stessi concetti: consente di operare con più tentativi nella ricerca delle forme e delle qualità cromatiche che si visualizzano a monitor. Permette di definire varianti e soluzioni formali suscettibili di ulteriori e istantanee variazioni sin tanto che l’autore ne sia soddisfatto. 

Il computer non ci vincola alle prime idee creative che, di volta in volta, si possono sviluppare senza dispendio di energie esecutive: ripartire dallo stesso soggetto modificandolo è sempre fattibile in tempi reali. Agevola pertanto il percorso progettuale che nello svolgersi degli artisti del passato si avvaleva soltanto di bozzetti o disegni preliminari. 

Se è nelle mie intenzioni il rinnovamento dell’oggetto pittorico (il quadro) attraverso la tecnologia digitale, tale recupero viene accentuato dall’uso della manualità che interagisce con segni grafici o pittorici sull’elaborato digitale. 

Pertanto una continuità con l’arte del dipingere. Continuità che si è modificata, e si può ulteriormente modificare, mediante le nuove tecnologie che possono aggiungere nuovi contributi all’elaborazione pittorica.

Paolo Nutarelli

Quadri in cornice

Il rapporto tra l’opera d’arte e lo spettatore è cambiato a partire dagli anni ‘60, da quando il pubblico ha iniziato a percepire l’opera non soltanto con lo sguardo, come avveniva con l’arte che si definisce retinica, ma cogliendola con l’interazione di più sensi.

Nel fare arte si erano ampliate le modalità espressive, che non si limitavano più alla scultura o alla pittura.

Lo spettatore era sollecitato ad aggirarsi intorno all’opera, ad entrarci fisicamente attraverso performance, ambienti con installazioni, opere a terra o opere in luoghi diversi dalle classiche sale espositive e via di seguito sino alle attuali mostre immersive.

Questa condizione è stata assimilata anche dal grande pubblico e l’approccio verso le arti visive è spesso individuato con aspetti di meraviglia e spettacolarità.

Forse questa percezione immediata e piena di stupore poco concede – nel momento dello “sguardo” sull’opera – alla comprensione del contenuto e dei legami con l’evoluzione nel modo di produrre arte: circostanza, quest’ultima, che l’artista prende sempre in considerazione, infatti, la premessa alla produzione artistica deriva dal sapere e dalle competenze culturali dell’autore.

Pertanto il manufatto spettacolare può distogliere dai concetti che si esprimono nell’opera, o meglio, questi concetti non arrivano allo spettatore meno informato e molte volte il pubblico recepisce un messaggio visivo incompleto.

Diversa è la percezione, qui proposta, del “quadro in cornice” che richiede una visione diretta dove lo spettatore, non influenzato dalla spettacolarità, è sollecitato a riflettere sull’oggetto-quadro, sia che questo trasmetta un’immagine di contenuto realistico, e quindi narrativo, sia che l’immagine abbia un contenuto non oggettivo che comunichi esclusivamente forme, colori, rapporti di equilibrio tra essi e che susciti sensazioni visive simili a quelle che può dare l’ascolto della musica.

I “quadri in cornice” che propongo avviano, quindi, alla circostanza che un’opera d’arte può essere percepita e assimilata in tempi lunghi.

Lo spettatore è invitato a riflettere su di essa e – in successive e ripetute “sedute” visive – trovarne degli aspetti nuovi per farne oggetto di costante scoperta: ecco l’analogia con l’ascolto musicale, dove si ascolta più volte uno stesso pezzo e ogni volta, forse, si scopre qualcosa di nuovo.

Paolo Nutarelli – maggio 2023